Attività specialistiche

Imaging mammario e tiroideo

Mammella e tiroide sono organi superficiali accumunabili per il fatto che hanno in comune la possibilità di essere esplorati efficacemente con l’ecografia che usa sonde dedicate e approcci metodologici molto simili.
In ambito mammario la mammografia è oggi considerato l’esame fondamentale e lo screening mammografico è accreditato di poter ridurre la mortalità per tumore mammario del 50 %.
L’ecografia mammaria tradizionalmente è un esame riservato a pazienti giovani, o con seno denso, o come approfondimento di quesiti diagnostici posti dalla mammografia.
Tuttavia vista l’alta incidenza di tumori maligni mammari (1 donna su 7 si ammalerà nel corso della vita) e visti i progressi tecnologici dell’ecografia, questa metodologia sta iniziando ad avere un ruolo di importanza crescente e sta, come già avvenuto per l’ecografia ostetrica e ginecologica, entrando nell’uso da parte degli specialisti del settore (chirurghi e ginecologi).
Oggi visto il preoccupante aumento di casi di tumore mammario nelle pazienti tra i 40 e i 50 anni soprattutto nell donne con seno denso l’ecografia esperta sta ottenendo risultati molto interessanti, specie in casi in cui la mammografia risulti falsamente normale.
Un numero sempre più grande di tumori maligni viene individuato dall’ecografia laddove questa venga utilizzata in maniera aggressiva.
Le sonde moderne ad altissima frequenza permettono di valutare molto bene i noduli potenzialmente sospetti mentre l’esame doppler permette di valutare attraverso il tipo di vascolarizzazione ulteriori elementi diagnostici .
L’uso della elastografia tessutale permette di aggiungere nella valutazione oncologica un nuovo fondamentale parametro che è il grado di durezza (nel senso che basso grado di durezza è segno benigno mentre un alto grado è un segno alquanto sospetto).
Tale metodica , purtroppo ancora poco diffusa, consente con frequenza di far ritenere benigna una lesione sospetta, di avvalorare fortemente il sospetto di malignità di una lesione veramente maligna e, nuova acquisizione, di far talora sospettare una evoluzione maligna di una lesione che ecograficamente non darebbe adito a sospetti.

Per la tiroide il problema è un poco diverso: i noduli sono molto frequenti e sono frequentemente benigni.
I noduli maligni sono la minoranza ma l’ecografia convenzionale da sola non è spesso in grado di rivelare differenze di sicuro significato.
L’approccio diagnostico tradizionale prevede la valutazione della vascolarizzazione dei noduli con l’esame doppler. La penetrazione di molti vasi all’interno dei noduli è considerato segno sospetto che deve indurre a prescrivere l’esame bioptico della lesione (agoaspirato).

Le statistiche dimostrano che in questo modo si individuano molti tumori maligni e vengono biopsiati molti noduli benigni che sono la maggioranza. L’uso dell’elastografia sta offrendo un aiuto molto determinante.
Un nodulo che risulti soffice può essere ragionevolmente considerato benigno e siccome questa è la possibilità più frequente, normalmente si ha un grado di rassicurazione aggiuntivo.
I noduli duri sono una minoranza e questo porta a indurre un numero molto più basso di biopsie che sono così riservati ai casi a più alto rischio di malignità.
​I vantaggi indubbi di questo nuovo approccio sono una gestione più accurata e più approfondita ma anche più serena e meno ansiogena di una tipologia di pazienti ormai frequentissima nei centri di diagnostica ecografica.